Opportunamente montati, i titoli dell’opera poetica e narrativa di Carpinteri e Faraguna costruiscono una sentenza che riassume l’epoca, il mood sentimentale improntato alla nostalgia di un idealizzato mondo scomparso, l’area geografica e la giocosità delle vicende narrate dal duo.
La loro raccolta di versi, nata per la radio e solo successivamente approdata alle stampe esce dapprima con il titolo Co’ ierimo putei (Quando eravamo bambini) con l’indicazione dell’autore fittizio El noneto (cioè il personaggio a cui viene attribuita la paternità dei versi nel varietà radiofonico) e successivamente è ribattezzata Serbidiòla: un “idiotismo”, si dice così, costruito a partire dall’incipit della versione italiana dell’inno austriaco «Serbi Iddio l’Austriaco Regno…». Le poesie creano un affascinante ed esilarante affresco della Trieste popolare, misera e diversamente onesta, degli anni in cui era il porto degli Asburgo e ottengono subito successo e attenzione, tanto che nel 1968 l’editore milanese Scheiwiller decide di darne una lussuosa edizione aperta da una poesia inedita di Eugenio Montale dedicata a Trieste e all’amico Bazlen: La madre di Bobi B.
Anche i sei volumi di “maldobrie” – una parola che unendo i termini croati “malo”, poco, e “dobro”, bene, sta a significare qualcosa fra “monelleria” e “ribalderia”, preesistente ma entrata nell’uso triestino solo dopo che Carpinteri e Faraguna ne hanno fatto il nome comune del loro peculiare “genere” di novella – ottengono un grande successo presso il pubblico locale, agevolato anche in questo caso da quello del Campanòn radiofonico dove nasce il Bortolano, ovvero il novero delle avventure raccontate dal pescivendolo Bortolo, ex marinaio di lunga e vasta esperienza, alla sua spalla Siora Nina. E anche Le maldobrie ottengono un’edizione “nazionale” in italiano (non una “traduzione” ma una “versione” che in parte snatura il testo originario) curata da Furio Bordon per la casa editrice Longanesi nel 1982. I volumi originari, stampati – e ristampati spesso – con grande cura dalla casa editrice “La Cittadella”, sono arricchiti da una serie di riproduzioni di cartoline e documenti che riportano note manoscritte fittizie riferite alle vicende narrate accrescendo l’impressione di realtà, come in un moderno mockumentary, ma sempre all’interno di una dimensione ironica e giocosa che è il tono costante di queste opere. Attraverso le memorie di Bortolo, attore e testimone di una serie di vicende le cui fonti si possono individuare in una rosa molto ampia e diversificata di narrazioni orali del territorio, storielle, barzellette, ma anche nelle cronache storiche e nelle grandi raccolte novellistiche dalle Mille e una notte alle novelle pirandelliane, la macrostoria impatta con la microstoria – e viceversa – con effetti di grande comicità.