Tanto più in un ambiente che, per un verso è fertilissimo per la satira, ma dall’altro vede un susseguirsi frenetico di testate, e un altrettanto frenetico cambio di redazioni e orientamenti, mentre il lavoro di Carpinteri e Faraguna rimane sempre ossessivamente fedele a sé stesso.
Una fedeltà annunciata fin dal primo numero del 27 marzo 1947, contrassegnato sì con il sacramentale «anno I, N. 1» ma anche da un parallelo «anno III – N. 66» che segnala la continuità con il precedente periodico studentesco “Il Caleidoscopio” dove nel 1945 i due si incontrano. Questa fedeltà ha tanti volti. È continuità nelle collaborazioni, perché non si può pensare a una “Cittadella” priva dell’apporto dei disegnatori (Renzo) Kolmann e José (Talarico), subito coinvolti nel sistema di lavoro collaborativo, dialogico e maieutico di C&F. È fedeltà alla forma, nelle testate – sia “Il Caleidoscopio” che “La Cittadella” sono ripresi dal romanziere scozzese A. J. Cronin, e il primo ritorna ossessivamente nei titoli delle rubriche del secondo (Visioni caleidoscopiche ecc.) – e nelle rubriche, che si ripropongono uguali a se stesse per oltre 50 anni: Cosa dirà la gente, origine di diverse esilaranti pubblicazioni, esce ininterrottamente ogni settimana dal 31 ottobre del 1949 al 26 marzo 2001. Sempre uguali infine, se si eccettua il piccolo “downgrade” di Faraguna, che passa presto da “Padreterno” ad “Angelicus”, sono anche gli pseudonimi dei due direttori, con Carpinteri che sigla i suoi articoli “Ruben” dal primo all’ultimo numero.
Parte di questa monolitica identità e continuità di vedute è certo dipesa anche dal momento in cui l’amicizia e la collaborazione fra i due si è cementata: il confuso e drammatico dopoguerra triestino, il TLT, l’altalenante rapporto con gli Angloamericani, l’opposizione all’indipendentismo e alle tesi jugoslave, che trovano il loro apice nell’invenzione di Druse Mirko, parodia dello sloveno politicizzato del contado, personaggio controverso, fortemente contestato da parte slovena e in seguito disconosciuto («un errore» lo definirà infine Carpinteri), ma conferma del talento satirico del duo e palestra dei loro meccanismo comico-umoristici: l’incomprensione del mondo da parte di Mirko, che sortisce sempre in sonore punizioni a suon di ratapalz (bastone), è in gran parte dovuta all’ambiguità e alla volubilità interessata dei politicanti voltagabbana – “bifrontismo ad usum politicorum” lo chiama Stelio Mattioni nella sua introduzione a Borghesia eroica – ed è l’antesignana della bêtise di Siora Nina nella Maldobrie.