Mostra a cura di Riccardo Cepach.
Inaugurazione con un intervento di Dino Faraguna
La mostra rimarrà aperta in Spazio Forum tranne il martedì dalle ore 10 alle ore 19 (orario di apertura del museo) fino al 9 di novembre.
L’osservatorio umoristico di Carpinteri e Faraguna
In tutta la loro produzione, a partire da quella giornalistica, Carpinteri e Faraguna mostrano una grande continuità e coerenza: nelle forme, nei rapporti, nelle idee, addirittura nell’utilizzo delle parole. La legge di C&F è la legge della conservazione. Un conservatorismo che, nel clima arroventato della Trieste postbellica è stato talvolta definito reazionario e addirittura “fascista”: un giudizio assai avventato per due intellettuali che – membri della Resistenza (Faraguna, nella Brigata Osoppo di impostazione cattolica) o celati in clandestinità (Carpinteri aveva dovuto nascondersi a causa delle origini ebraiche) durante la guerra – nel dopoguerra inaugurano la loro attività giornalistica con titoli inequivocamente antifascisti. Quel che è certo è che Carpinteri, iscritto e sostenitore del partito Repubblicano, e Faraguna, liberale, rimangono convintamente e fieramente anticomunisti e, soprattutto, radicalmente avversi alle istanze jugoslave e titine in tutto ciò che riguarda la “questione orientale”. Una posizione che conduce a esiti quasi paradossali quando, in un “Piccolo” favorevole al compromesso storico DC-PCI, “La Cittadella” porta avanti la sua linea editoriale, venendo a rappresentare una sorta di quinta colonna autonoma e polemica distribuita col giornale.
Sono gli anni di Borghesia eroica: vignette e articoli dedicati a chi è sempre pronto a cambiare casacca, opinione e addirittura la sua stessa storia personale pur di compiacere il potente di turno e, pertanto, non può che essere ferocemente preso in giro da un gruppo di umoristi che ha fatto della fedeltà a sé stesso il valore primario. Ma Carpinteri e Faraguna non sono soltanto autori satirici sempre ficcanti ed efficaci nelle loro invenzioni. Prima e più che fustigatori dei costumi, sono autentici umoristi. Esercitano cioè quell’arte che, se non è proprio «l’estrema (o suprema) forma della bontà», come ha osservato Saba parlando di Svevo – perché buoni-buoni non erano e non intendevano di essere – è certo una elevata forma di comprensione. Nella loro arte una larga parte dei triestini si è riconosciuta – o meglio, ha riconosciuto il vicino, la zia, il nonno, il collega, che è sempre più facile e più divertente – e li ha ripagati con un caldo, duraturo amore.