Due uomini in coffa. Carpinteri Faraguna

12 settembre - 9 novembre 2026

Mostra a cura di Riccardo Cepach.
Inaugurazione con un intervento di Dino Faraguna

La mostra, grazie alle soluzioni allestitive e grafiche di Mario Bobbio, Diego Fantoma e Susan Petri e alla collaborazione alle ricerche di Cristina Fenu e Gabriella Norio, si sforza di raccontare la lunga vicenda “C&F” e di mostrarne i momenti salienti attraverso fotografie e documenti provenienti dalle collezioni familiari di Fiammetta Zuliani Faraguna da un lato e di Roberta Carpinteri dall’altro, affiancati a oggetti iconici, come la coppia di poltroncine provenienti dalla motonave Vulcania che i due utilizzavano nelle loro sessioni creative. Ci saranno naturalmente libri, giornali, rare plaquettes e dattiloscritti autografi dalla collezione della Biblioteca Civica Hortis, locandine e bozzetti dal Museo Teatrale Schmidl e dal Teatro Stabile “La Contrada” oltre a una serie di piccole, interessanti curiosità: dai “pizzini” in versi indirizzati ai tipografi che Carpinteri appiccicava ai testi da comporre, ai cliché originali delle vignette per “La Cittadella”, dal grande quadro a olio realizzato da Renzo Kollmann nel 1947 in occasione del varo del “piano Marshall” al “Reservistenbild” del 1901, quadro di stoffa ricamato in seta, ricordo della missione austriaca contro la rivolta dei Boxer in Cina, da cui è stata tratta, con una piccola, significativa interpolazione, la copertina del primo volume delle Maldobrie del 1966.

La mostra rimarrà aperta in Spazio Forum tranne il martedì dalle ore 10 alle ore 19 (orario di apertura del museo) fino al 9 di novembre.

L’osservatorio umoristico di Carpinteri e Faraguna

Lino Carpinteri (1924 – 2013) e Mariano Faraguna (1924 – 2001) sono stati protagonisti, in una lunga, straordinaria simbiosi artistica, della produzione radiofonica, teatrale, giornalistica e letteraria triestina per oltre cinquant’anni, attraversando stagioni molto complesse e controverse della storia del territorio triestino nel secondo Novecento con gli strumenti che gli erano congeniali e che gli diedero il successo e l’affezione del pubblico: l’uso del dialetto e una potente vena satirica e umoristica. Ciononostante – fatte salve alcune lusinghiere eccezioni che comprendono Eugenio Montale, il quale accettò di pubblicare una sua poesia inedita in esergo all’edizione milanese della raccolta Serbidiòla, Natalia Ginzburg, Pier Paolo Pasolini, Stelio Mattioni e pochi altri – l’opera del duo non ha mai ottenuto molta attenzione dal mondo delle lettere, e dalla critica in particolare. «Naturalmente in Italia non esiste una critica letteraria, – scrive Giovanni Comisso introducendo una loro raccolta di novelle – e per questo l’anima umana non è stata né avvertita né completamente avvisata di quale capolavoro le Maldobrie trattano». Di fatto la loro produzione e il loro ruolo sono quanto mai meritevoli di attenzione perché hanno investito le principali questioni storiche e culturali del confine orientale individuando nel contempo alcune vere peculiarità letterarie: hanno realizzato, proprio con le Maldobrie, l’unica epopea (eroicomica, ma epopea) della navigazione e della marineria di una città portuale stranamente ricca di letteratura tout court e povera di letteratura del mare; hanno contribuito, su un versante ironico – che di per sé implica consapevolezza – alla nascita e al radicamento del mito dell’Austria Felix e della Trieste mitteleuropea; infine si sono forgiati, come molti ambiziosi e stimati costruttori di mondi letterari, lo strumento linguistico, parte tradizionale parte artificiale, che solo poteva dire quel mondo rendendolo vivo e vibrante.

In tutta la loro produzione, a partire da quella giornalistica, Carpinteri e Faraguna mostrano una grande continuità e coerenza: nelle forme, nei rapporti, nelle idee, addirittura nell’utilizzo delle parole. La legge di C&F è la legge della conservazione. Un conservatorismo che, nel clima arroventato della Trieste postbellica è stato talvolta definito reazionario e addirittura “fascista”: un giudizio assai avventato per due intellettuali che – membri della Resistenza (Faraguna, nella Brigata Osoppo di impostazione cattolica) o celati in clandestinità (Carpinteri aveva dovuto nascondersi a causa delle origini ebraiche) durante la guerra – nel dopoguerra inaugurano la loro attività giornalistica con titoli inequivocamente antifascisti. Quel che è certo è che Carpinteri, iscritto e sostenitore del partito Repubblicano, e Faraguna, liberale, rimangono convintamente e fieramente anticomunisti e, soprattutto, radicalmente avversi alle istanze jugoslave e titine in tutto ciò che riguarda la “questione orientale”. Una posizione che conduce a esiti quasi paradossali quando, in un “Piccolo” favorevole al compromesso storico DC-PCI, “La Cittadella” porta avanti la sua linea editoriale, venendo a rappresentare una sorta di quinta colonna autonoma e polemica distribuita col giornale.

Sono gli anni di Borghesia eroica: vignette e articoli dedicati a chi è sempre pronto a cambiare casacca, opinione e addirittura la sua stessa storia personale pur di compiacere il potente di turno e, pertanto, non può che essere ferocemente preso in giro da un gruppo di umoristi che ha fatto della fedeltà a sé stesso il valore primario. Ma Carpinteri e Faraguna non sono soltanto autori satirici sempre ficcanti ed efficaci nelle loro invenzioni. Prima e più che fustigatori dei costumi, sono autentici umoristi. Esercitano cioè quell’arte che, se non è proprio «l’estrema (o suprema) forma della bontà», come ha osservato Saba parlando di Svevo – perché buoni-buoni non erano e non intendevano di essere – è certo una elevata forma di comprensione. Nella loro arte una larga parte dei triestini si è riconosciuta – o meglio, ha riconosciuto il vicino, la zia, il nonno, il collega, che è sempre più facile e più divertente – e li ha ripagati con un caldo, duraturo amore.

Bacheche

Per comprendere la loro opera fatta di scavi, ricordi e nostalgie che, certo, sono nostalgie letterarie e anagraficamente inverosimili, costruite con ironia e consapevolezza, e tuttavia fondate su un patrimonio culturale di memorie autentiche e condivise, le storie familiari di Carpinteri e (...)
Per la radio nacque il Noneto di Co' ierimo putei e Serbidiòla; per la radio furono scritte le telefonate della rubrica Pronto, mama..., dalla radio vennero originariamente diffusi gli episodi poi raccolti nei sei volumi delle Maldobrie, cui Lino Savorani, primo indimenticato (...)
Quello teatrale è un altro ambito di straordinario successo dell’attività della “Premiata Ditta” C&F. Il cosiddetto ciclo delle Maldobrie, andato in scena nella prima metà degli anni Settanta – Le Maldobrie (1970), Noi delle vecchie province (1972), L'Austria era un paese ordinato (...)
La vicenda della "Cittadella" il giornale satirico diretto e redatto per 54 anni – dal 1947 al 2001 – da Carpinteri e Faraguna, dapprima come testata a sé stante e poi come inserto settimanale del rinato "Piccolo", è di per sé straordinaria (...)
Prima della prima guerra (1967), quando L'Austria era un paese ordinato (1969) e portavamo rispetto alla figura di Povero Nostro Franz (1985) cantando Serbidiòla (1964) e Viva l'A. (1983), Noi delle vecchie province (1971) a volte combinavamo Le Maldobrie (1966). (...)