Sulle frequenze di C&F

Per la radio nacque il Noneto di Co' ierimo putei e Serbidiòla; per la radio furono scritte le telefonate della rubrica Pronto, mama..., dalla radio vennero originariamente diffusi gli episodi poi raccolti nei sei volumi delle Maldobrie, cui Lino Savorani, primo indimenticato Bortolo, dette voce e vita anche sulle scene del teatro Stabile

Così Lino Carpinteri nel 2003, dopo la scomparsa di Mariano Faraguna, ripercorre il ruolo decisivo che i “varietà” radiofonici scritti dal duo hanno rivestito nella gestazione dei loro maggiori successi letterari. Dalla forma “radiofonica”, infatti, sono derivate alcune delle caratteristiche più peculiari e fortunate della successiva opera narrativa e teatrale: la misura ridotta dei testi, l’utilizzo pressoché costante della forma dialogica, la commistione di italiano standard e dialetto (triestino o istroveneto) con effetti comici e di caratterizzazione sociopolitica.

Nato il 10 maggio del 1953 nella sede di “Radio Trieste” ancora gestita dagli anglo-americani, El campanon, titolo legato alle iconiche figure di Micheze e Jacheze, i due automi che scandiscono le ore sulla campana del palazzo municipale trasformati in “pasquini” triestini, è la trasmissione più longeva e fortunata di una serie – El caicio, Il Portolano, Il Locandiere – di analoghi “varietà radiofonici. Le trasmissioni comprendono un “fritto mistico” (Carpinteri) di rubriche che offrono sketches, couplets (strofette satiriche su arie note, tipica la rielaborazione della celebre canzone popolare El tram de Opcina), parodie (La Settimana In Comio), liriche (fra cui quelle celeberrime del Noneto, interpretato dal brillante attore teatrale Luciano Delmestri, poi raccolte in volume) e novelle sceneggiate più ambiziose. Fra queste ultime le prime Maldobrie, affidate all’interpretazione di Lino Savorani (Bortolo) e di Lilia Carini (Siora Nina) diventate in qualche modo “canoniche” e in seguito trasferite ai palcoscenici cittadini. Non approdarono invece alla ribalta televisiva cui evidentemente le avevano destinate i loro autori, stando alle sceneggiature dattiloscritte che sono state rivenute fra le carte di Faraguna (cinque in tutto, fra le più note e riuscite: Un paio di calze di seta di Vienna, La linea ottomana, La tragedia degli Asburgo, L’ispettore delle boccaporte e Il porto dell’amore).

Il successo degli sketches radiofonici che vanno in onda ogni domenica a mezzogiorno è dovuto al fresco umorismo, all’ironia bonaria (se rapportata a quella militante e sferzante della coeva “Cittadella”) e alla grande cura che sempre Carpinteri a Faraguna pongono nell’elaborazione linguistica dei loro prodotti. Non a caso una delle rubriche più durature e amate si intitola Processo alle parole e mette in scena un surreale dibattimento fra un giudice, un avvocato, un cancelliere e una torma di testimoni, in cui alcuni termini del dialetto triestino vengono posti sotto accusa per determinarne l’origine, l’autentico significato e il diritto di cittadinanza vernacolare.

Allegoria del Campanon 1987-1988 L’illustrazione raggruppa le caricature dei protagonisti di una edizione abbastanza tarda della trasmissione; nell’arco di sinistra, accanto alle fi gure di Micheze e Jacheze si riconoscono una giovane Ariella Reggio (Siora Nina) e Gianfranco Saletta (Bortolo). Sulla destra Ruggero Winter (Pronto, mama…?), Giampiero Biason (Processo alle parole) e Luciano Del Mestri (El Noneto). In secondo piano Carpinteri e Faraguna. Civico Museo Teatrale Carlo Schmidl; dono di Ariella Reggio
Allegoria del Campanon 1987-1988 L’illustrazione raggruppa le caricature dei protagonisti di una edizione abbastanza tarda della trasmissione; nell’arco di sinistra, accanto alle fi gure di Micheze e Jacheze si riconoscono una giovane Ariella Reggio (Siora Nina) e Gianfranco Saletta (Bortolo). Sulla destra Ruggero Winter (Pronto, mama…?), Giampiero Biason (Processo alle parole) e Luciano Del Mestri (El Noneto). In secondo piano Carpinteri e Faraguna. Civico Museo Teatrale Carlo Schmidl; dono di Ariella Reggio
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